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Il Novecento è stato un secolo caratterizzato da una crescita senza precedenti della popolazione umana, consentita dallo sviluppo industriale ed agricolo e dal ruolo che in esso hanno avuto i combustibili fossili. Tale crescita è stata inevitabilmente accompagnata da emissioni di effluenti di vario genere, interagenti con l'ecosistema terrestre, e dalla nascita di iniziative volte a contenere gli effetti negativi sull'ambiente.

Fondamentalmente è possibile intervenire a tre livelli per razionalizzare ed ottimizzare la filiera energetica e ridurne conseguentemente l'impatto ambientale:

 

  • all'atto del prelievo (pozzi petrolifere, miniere, dighe, aeromotori, etc);
  • in fase di conversione in vettore energetico (le fonti primarie, come i combustibili e l'energia solare, vanno trasformate in elettricità o in combustibili raffinati - come l'idrogeno - per consentirne il trasporto all'utenza e l'utilizzo);
  • al momento dell'utilizzazione (mezzi di trasporto, elettrodomestici, riscaldamento, processi industriali, etc).

 

Le prime due possibilità trovano spesso spazio nelle cronache in quanto riguardano interventi importanti, con ricadute evidenti sul territorio, sia positive, sia negative, problematiche autorizzative talvolta insormontabili e ingenti movimentazioni di capitale (si pensi ad una diga, un metanodotto o una centrale termoelettrica). Anche i quantitativi energetici connessi sono rilevanti. Una moderna centrale elettrica a ciclo combinato da 300 MW presenta consumi annui di gas naturale nell'ordine dei 400-500 milioni di m3, un volume corrispondente a quello di un grattacielo con una base di 200 m per 200 m ed un'altezza di 1 km. Per tale motivo interventi di miglioramento dell'efficienza nell'ambito di queste due fasi implicano riduzioni consistenti degli sprechi energetici.

Da un punto di vista dell'inquinamento atmosferico occorre distinguere fra sostanze responsabili dell'effetto serra (come il biossido di carbonio, il vapore acqueo o il metano incombusto), che possono interagire con il clima globale variandone la temperatura ed alterandone i flussi atmosferici, ed inquinanti veri e propri (come il monossido di carbonio, l'ozono troposferico, il particolato) che producono effetti dannosi diretti sull'uomo ed operanti a livello locale. Alcuni prodotti della combustione rientrano nella prima categoria, altri nella seconda, altri ancora in entrambe. Per determinate emissioni è possibile ricorrere a sistemi di filtraggio ed abbattimento, utili per prevenire l'immissione nell'ambiente di alcune sostanze, come l'acido solforico o i composti organici volatili, mediante la loro trasformazione in composti stabili e non dannosi per l'ambiente. Gas come il biossido di carbonio sono però inevitabili, essendo il prodotto base della combustione della molecola del carbonio, presente in tutti i combustibili fossili in quantità decrescente passando dal carbone al gas naturale. L'unica possibilità attualmente allo studio consiste nel ricorso a tecniche di confinamento nel sottosuolo.

 

Per ridurre l'impatto degli inquinanti è pertanto opportuno seguire queste due strade:

 

  • ricorrere alle fonti rinnovabili di energia, che per ragioni intrinseche di densità energetica si offrono naturalmente per la generazione distribuita, salvo il grande idroelettrico,

 

  • ottimizzare i consumi di energia presso l'utenza, intervenendo all'atto dell'utilizzazione.

Le possibilità di azione sono innumerevoli e riguardano tutti i settori, dalla grande industria alle residenze, e tutti i dispositivi e le macchine, dal motore delle auto agli impianti di climatizzazione, dal processo industriale alla lampadina fluorescente compatta. Mediante il ricorso a strategie di demand side management (DSM: si tratta di attivare iniziative per la gestione della domanda di energia, a livello degli usi finali) si evita la necessità di costruire nuove centrali e reti di trasmissione, si riduce la richiesta di energia, e quindi la spesa, per i consumatori, si contiene la dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento delle fonti fossili, e si dà sviluppo all'industria del settore ed al suo indotto (installatori, ESCO, etc), caratterizzata ancora da una buona presenza dell'industria nazionale.

Attraverso questo sito web si cercheranno di illustrare le opportunità di intervento nel campo dell'uso razionale dell'energia, le tecnologie più idonee, i possibili ruoli di Regioni ed Enti Locali, distributori, ESCO e utenti, la normativa di riferimento e gli incentivi disponibili.

 

 

I DECRETI MINISTERIALI 24 APRILE 2001

 

Per incentivare il ricorso a tecnologie energeticamente efficienti il 24 aprile 2001 sono stati varati due decreti ad opera del Ministero delle Attività Produttive e di quello dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, sostituiti nel 2004 da due nuovi provvedimenti, i decreti ministeriali 20 luglio 2004.

Il meccanismo proposto, innovativo a livello mondiale, prevede la creazione di un mercato di titoli di efficienza energetica, attestanti gli interventi realizzati, per certi versi simile a quello dei certificati verdi adottato per la promozione delle fonti rinnovabili di energia nella generazione elettrica.

All'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas è stato demandato il compito di redigere delle linee guida volte a determinare nei dettagli il meccanismo dei decreti.

 

 

PRINCIPALI DIFFERENZE FRA I DM 20 LUGLIO 2004 E I DM 24 APRILE 2001

 

Si riporta qui un elenco delle differenze introdotte dai DM 20 luglio 2004 rispetto ai DM 24 aprile 2001:

 

  • gli obiettivi di risparmio sono stati ridefiniti, con partenza dal 1 gennaio 2005 -> art. 3;
  • alcuni interventi (l'isolamento termico degli edifici, il controllo della radiazione entrante attraverso le superfici vetrate durante i mesi estivi, le applicazioni delle tecniche dell'architettura bioclimatica, del solare passivo e del raffrescamento passivo) concorrono al conseguimento degli obiettivi complessivi dell'impresa di distribuzione per un periodo di otto anni -> art. 4;
  • con successivi decreti, possono essere individuati interventi che concorrono al conseguimento degli obiettivi per un periodo superiore o inferiore a cinque anni -> art. 4;
  • gli interventi realizzati nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2001 e il 31 dicembre 2004 possono accedere ai Titoli di Efficienza Energetica, a seguito di parere conforme dell'Autorità -> art. 4;
  • non sono ammissibili progetti ai quali siano stati riconosciuti contributi in conto capitale in data antecedente alla data di entrata in vigore del presente provvedimento -> art. 5, c. 4;
  • non più i soli distributori, ma tutti i soggetti che possono ottenere i Titoli di Efficienza Energetica possono richiedere di verificare preliminarmente la conformità di specifici progetti alle disposizioni del presente decreto e delle linee guida, per le tipologie di interventi non contenuti nelle schede standardizzate pubblicate dall'Autorità -> art. 5, c. 8;
  • possibilità per i distributori di gas di accedere ai recuperi in tariffa anche per interventi che comportino una riduzione dei consumi di energia elettrica (e simmetricamente sul gas per i distributori elettrici) -> art. 9;
  • é il Gestore del Mercato Elettrico, non più l'Autorità, ad emettere i Titoli di Efficienza Enegetica -> art. 10;
  • maggior flessibilità per i distributori nel perseguire gli obiettivi di risparmio -> art. 11, c. 3;
  • le risorse finanziarie già previste e accantonate dai precedenti Decreti sono destinate all'effettuazione di diagnosi energetiche ed alla progettazione esecutiva di interventi su utenze energetiche la cui titolarità é di organismi pubblici, nonché all'esecuzione di campagne informative e di sensibilizzazione a supporto del risparmio energetico e dello sviluppo delle fonti rinnovabili -> art. 13.

 

IL MECCANISMO

I decreti ministeriali del 20 luglio 2004 sull'efficienza energetica istituiscono un innovativo sistema di promozione delle tecnologie energeticamente efficienti. Essi fissano l'obbligo per i distributori di energia elettrica e gas con bacini di utenza superiori ai 100.000 clienti di effettuare interventi di installazione di tecnologie per l'uso efficiente dell'energia presso gli utenti finali, in modo da ottenere un prefissato risparmio di energia primaria nei prossimi cinque anni. A tal fine le aziende distributrici possono:

 

  • intervenire direttamente;
  • avvalersi di società controllate;
  • acquistare titoli di efficienza energetica rilasciati dal Gestore del Mercato Elettrico alle società di servizi energetici (ESCO), comprese le imprese artigiane e loro forme consortili, che abbiano effettuato interventi fra quelli ammessi dai Decreti stessi.

Con riferimento alle prime due opportunità si ricorda che la legge 23 agosto 2004 n. 239 (Legge Marzano) impedisce ai distributori ed alle società controllate di svolgere attività post-contatore presso la propria utenza, limitandone in parte le possibilità di azione, sebbene il vincolo sia aggirabile ricorrendo al franchising. Per comprendere l'effetto di tale disposto sul meccanismo occorrerà comunque attendere che venga stabilito cosa si debba intendere per attività post-contatore.

In linea teorica sono ammissibili tutte le tecnologie che comportino un risparmio di energia, ma i decreti riportano delle tabelle in cui sono indicate le tipologie tipiche afferenti ai settori industriale e civile. I distributori hanno inoltre l'obbligo di conseguire almeno il 50% delle riduzioni dei consumi previste attraverso azioni relative alla loro area di attività primaria.

 

Per recuperare parte dei costi sostenuti, che vanno a sommarsi anche a mancati ricavi a causa delle minori quantità di energia distribuita, è previsto per i distributori un recupero attraverso le tariffe di distribuzione, sia per gli interventi riguardanti il vettore energetico distribuito, sia per l'altro vettore energetico toccato dai Decreti. Rimangono poi aperte la possibilità di accedere ai finanziamenti regionali, statali o comunitari eventualmente presenti e quella di ottenere un contributo più o meno sostanzioso dall'utente finale. Di converso, alle aziende che non ottempereranno ai propri obblighi saranno comminate sanzioni.

 

Gli interventi realizzati, certificati mediante i titoli di efficienza rilasciati dal Gestore del Mercato Elettrico, potranno essere conteggiati, ai fini del soddisfacimento degli obblighi, per cinque anni, che diventano otto per alcuni interventi relativi all'edilizia (ultimo comma art. 4). Con futuri provvedimenti potranno essere individuati altri interventi caratterizzati da periodi di validità dei titoli di efficienza superiori o inferiori ai cinque anni.

I decreti affidano all'Autorità il compito di emanare delle linee guida che determinino nei dettagli il funzionamento del meccanismo, con riferimento alle metodologie per la valutazione dei risparmi conseguiti, alla dimensione minima degli interventi ammessi, all'entità del recupero tariffario e delle sanzioni.

Sebbene gli utenti finali non possano ricevere incentivi diretti attraverso il meccanismo, possono comunque trarne vantaggio in quanto sede fisica dell'intervento, e quindi beneficiari del risparmio energetico ed economico ad esso corrispondente. In generale sarà possibile realizzare interventi ad un costo inferiore a quanto previsto in assenza del meccanismo.

 

 

GLI OBIETTIVI

 

Si riportano qui le tabelle degli obiettivi complessivi tratte dai decreti.

 

 

Elettricità

Anno

Obiettivo cumulato (Mtep)

Obiettivo annuo (Mtep)

2005

0,1

0,1

2006

0,2

0,1

2007

0,4

0,2

2008

0,8

0,4

2009

1,6

0,8

 

 

Gas naturale

Anno

Obiettivo cumulato (Mtep)

Obiettivo annuo (Mtep)

2005

0,1

0,1

2006

0,2

0,1

2007

0,4

0,2

2008

0,7

0,3

2009

1,3

0,6

 

Complessivamente si tratta di un risparmio in fonti primarie di 2,9 Mtep in cinque anni. Si ricorda qui che un Mtep corrisponde ad un milione di tonnellate equivalenti di petrolio (tep), ossia a circa 1,2 miliardi di m3 di gas naturale o 4,5 miliardi di kWh elettrici di consumi finali.

 

LINEE GUIDA DELL'AEEG SUI DECRETI 20 LUGLIO 2004

 

I D.M. 24 aprile 2001, in seguito sostituiti dai D.M. 20 luglio 2004, hanno demandato all'Autorità (AEEG) il compito di redigere delle linee guida per determinare nei dettagli il meccanismo di funzionamento del programma. La delibera 103/03, pubblicata il 1 ottobre 2003, individua le linee guida per la preparazione, l'esecuzione e la valutazione dei progetti e per la definizione dei criteri e delle modalità per il rilascio dei titoli di efficienza energetica.

Per tener conto delle modifiche introdotte dalla Legge 23 agosto 2004 n. 239 di riordino del settore energetico, l'allegato alla delibera 103/03 è stato modificato con la delibera 200/04.

Si segnala in particolare che per gli interventi realizzati prima del 31 dicembre 2004 le richieste di verifica e certificazione dovranno essere presentate entro il 31 luglio 2005, mentre per i progetti a consuntivo il termine per la presentazione delle proposte di progetto e di programma di misura è il 28 febbraio 2005.

 

I punti principali affrontati nel documento sono:

  • le ESCO sono definite come le società, comprese le imprese artigiane e le loro forme consortili, che alla data di avvio del progetto hanno come oggetto sociale, anche non esclusivo, l’offerta di servizi integrati per la realizzazione e l’eventuale successiva gestione di interventi -> art. 1;
  • le tre modalità di riconoscimento dei risparmi conseguiti attraverso gli interventi, ossia standardizzata, analitica, a consuntivo -> art. 3 e seguenti;
  • la taglia minima degli interventi ammissibili (si passa dai 25 tep/anno per i progetti standardizzati ai 100 tep/anno per quelli a consuntivo - 200 tep/anno se realizzati da distributori) -> art. 10;
  • il potere calorifico dei combustibili, caratterizzato da un'eccessiva rigidità per alcuni combustibili solidi (es. i pellet si vedrebbero riconosciute solo 2.500 kcal/kg) -> art. 8;
  • la documentazione da presentare e conservare ai fini del rilascio dei titoli -> art. 12 e seguenti;
  • alcune azioni attivabili da Regioni e Province Autonome -> art. 15;
  • dimensione (1 tep), durata e contabilizzazione dei titoli di efficienza energetica -> art. 17.

 

Le modalità per il recupero in tariffa da parte dei distributori sono state definite nella delibera 219/04, mentre per quelle inerenti alle sanzioni per gli inadempienti si segnala la comunicazione 29/12/2004.

Gli altri provvedimenti emanati di interesse per gli utenti sono la delibera 234/02 e la delibera 111/04, che individuano 15 schede tecniche per la valutazione standardizzata o analitica dei risparmi energetici connessi ad alcuni interventi.

ESCO

.

Le ESCO, o società di servizi energetici, sono soggetti specializzati nell'effettuare interventi nel settore dell'efficienza energetica, sollevando in genere il cliente dalla necessità di reperire risorse finanziarie per la realizzazione dei progetti e dal rischio tecnologico, in quanto gestiscono sia la progettazione/costruzione, sia la manutenzione per la durata del contratto (compresa usualmente fra i cinque ed i dieci anni).

  • Cos'è e come opera una ESCO (Energy Service COmpany)

Molti interventi relativi all'installazione di tecnologie energeticamente efficienti presentano indici di redditività economica positivi se confrontati con interventi di ristrutturazione del processo o di riorganizzazioni interne volte all'ampliamento o al miglioramento dei servizi offerti ai clienti.
A fronte di tale vantaggio scontano però un'importanza ed una visibilità decisamente minori, resa più evidente in un paese a bassa intensità energetica come il nostro, che comporta spesso un loro accantonamento ed una sottostima da parte del management. Tale decisione si spiega talvolta anche per la mancanza di personale esperto di tematiche energetiche all'interno della società, che aumenta i rischi correlati ad interventi di razionalizzazione dei consumi di energia.

Un caso particolare è rappresentato invece dalla Pubblica Amministrazione, che si trova a dover gestire rigidi capitoli di spesa usualmente in carenza di fondi rispetto alle esigenze complessive, e che pertanto si trova in molti casi a soffrire di scarsità di risorse finanziarie.

Tali inconvenienti possono essere superati attraverso il ricorso al finanziamento tramite terzi (FTT o TPF nell'acronimo inglese). Tale strumento prevede la partecipazione di un soggetto terzo che fornisce le disponibilità finanziarie necessarie alla realizzazione dell'intervento desiderato, purché esso sia caratterizzato da un rischio molto contenuto e da un flusso di cassa sostanzialmente stabile originato dai risparmi energetici conseguiti. Ciò permette infatti a tale soggetto di ripagarsi dei costi di installazione e gestione dell'impianto sostenuti in un tempo ragionevole.

Nel caso della Pubblica Amministrazione, la possibilità di ricorrere al finanziamento tramite terzi è stata introdotta dal Decreto Legislativo 17 marzo 1995 n. 157, come modificato dal Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 65, e dalla Legge 11 febbraio 1994 n. 109 (Merloni - articoli 19-21), come modificata dalla Legge 18 novembre 1998 n. 415 (Merloni ter - articolo 11).

Le società di servizi energetici operano in tale contesto reperendo le risorse finanziarie richieste, eseguendo diagnosi energetica, studio di fattibilità e progettazione dell'intervento, realizzandolo e conducendone manutenzione ed operatività. Alcune di queste attività possono essere affidate in outsourcing ad altri soggetti (ad esempio l'installazione dell'impianto o la sua manutenzione) od essere eseguite in proprio dalla ESCO. Al termine del periodo richiesto per rientrare dall'investimento e remunerare le attività della società di servizi, l'impianto viene in genere riscattato dal soggetto beneficiario dell'intervento, mentre la sua gestione può essere lasciata in carico alla ESCO o affidata ad altri soggetti.

Per quanto riguarda il canone da versare alla società di servizi sono possibili soluzioni molto varie e legate al caso particolare. La somma dovuta è compresa fra l'ammontare della bolletta energetica annua ed una sua quota, a seconda della redditività dell'intervento e dell'efficienza precedente l'intervento, del numero di anni di durata del contratto, dal rischio assunto e delle esigenze del soggetto beneficiario. La soluzione più comune è forse quella della ripartizione del risparmio, per cui alla ESCO viene girato un 70-90% della bolletta energetica annua (shared saving). Sono comunque comuni casi in cui alla ESCO tocchi l'intera entità del risparmio conseguito, cui corrisponde il minimo tempo di riscatto dell'impianto da parte del beneficiario (first out), e contratti a garanzia dei risultati, che consistono in una forma di leasing in base alla quale all'utente viene garantito al termine del contratto un'entità dei risparmi pari almeno all'ammontare delle quote versate, comprensive di interessi.
I vantaggi di operare in uno schema di questo tipo per l'utente sono:

 

  • l'assenza di rischi finanziari (in caso di intervento sbagliato e non remunerativo chi ci rimette è la ESCO che si assume tutte le responsabilità al riguardo);
  • l'opportunità di realizzare interventi anche in mancanza di risorse finanziarie proprie ed in presenza di difficoltà nel reperire finanziamenti esterni;
  • la liberazione dalle problematiche connesse alla gestione e manutenzione dell'impianto;

  • la disponibilità di risorse interne per altri compiti;

  • la possibilità di conseguire benefici energetico-ambientali importanti, tenuto conto del fatto che i profitti della ESCO, in presenza di un contratto ben realizzato, sono proporzionali all'efficienza dell'impianto.


    Ovviamente tali vantaggi si pagano in termini di una complessità contrattuale consistente e dalla necessità di predisporre capitolati dettagliati. Le clausole contrattuali devono servire a garantire l'utente da una parte, affinché l'intervento realizzato sia effettivamente energeticamente efficiente e tecnicamente valido, anche tenendo conto dell'andamento del mercato dei vettori energetici e delle tecnologie, e la ESCO dall'altra, in modo che riesca effettivamente a rientrare dei costi sostenuti ed a realizzare una certa quota di profitto.
    Tali aspetti, inoltre, fanno sì che ci sia una dimensione economica minima dell'intervento sotto la quale non ha senso ricorrere al FTT. Sebbene non ci sia un valore ben definito al riguardo, in genere il finanziamento tramite terzi diventa un'opzione attivabile oltre i 50.000 €.

I punti da considerare con attenzione riguardano pertanto i consumi energetici dell'utente ex-ante ed ex-post, il possibile andamento dei prezzi di elettricità, gas naturale ed altri combustibili, l'affidabilità delle fonti naturali nel caso degli impianti basati su fonti rinnovabili, la possibilità di prevedere adeguamenti dei corrispettivi dovuti in base all'andamento del mercato ed eventualmente dei risultati effettivamente conseguiti grazie all'intervento, la determinazione di eventuali penali, la stipula delle opportune garanzie ed assicurazioni sia dal punto di vista finanziario, sia da quello tecnico (dipendente in larga parte dall'esperienza e dei soggetti di cui si avvale la ESCO). La complessità del tutto dipende dalla maturità e standardizzazione dell'azione considerata.

La presenza all'interno della società beneficiaria di persone competenti riguardo al tipo di intervento proposto (l'energy manager, in primo luogo), permette all'utente di meglio valutare i vantaggi energetici e quindi economici conseguibili e di inserire fra gli interventi anche quelli utili, ma caratterizzati da tempi di ritorno dell'investimento troppo lunghi per giustificarne l'adozione in solitaria. Un'interazione costruttiva con la ESCO garantisce i risultati migliori.

Va sottolineato che allo stato attuale non esiste alcuna definizione di ESCO nel nostro paese. Il primo accenno ufficiale a questa denominazione, peraltro esistente all'estero ed in Italia ormai da decenni, si trova nei decreti ministeriali 24 aprile 2001 sull'efficienza energetica. Pertanto operano in tale campo soggetti molto diversi in termini di forma societaria, di dimensione e di attività svolte. La delibera 103/03 dell'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha introdotto come requisito per accedere al meccanismo dei DM 24 aprile 2001 la presenza nell'oggetto sociale, anche in modo non esclusivo, dell’offerta di servizi integrati per la realizzazione e l’eventuale successiva gestione di interventi.

La Regione Toscana, nell'ambito delle possibilità offerte dal decentramento, ha siglato nel 2003 un accordo volontario con alcune società di servizi energetici fissando dei requisiti minimi per poter entrare nell'elenco regionale delle ESCO.

In definitiva il ricorso alle ESCO è sicuramente un'opportunità interessante e vantaggiosa in molti casi, sia per la Pubblica Amministrazione, sia per i privati, che richiede alcune accortezze al fine di conseguire i risultati ottimali.

 

INCENTIVI

 

Gli incentivi diretti sono ormai prevalentemente di competenza regionale. Lo Stato interviene prevalentemente attraverso agevolazioni di natura fiscale e finanziamenti legati all'innovazione ed allo sviluppo o al rilancio dell'imprenditoria.

 

  • Programma nazionale per la promozione dell'energia solare. Tre bandi dedicati alle pubbliche amministrazioni e agli enti locali in attuazione del decreto ministeriale n. 1384 del 22/12/2006 (Comunicato della GU n. 126 del 1-6-2007):

 

 

 

 

 

 

 

Il conto energia fotovoltaico è il programma di incentivazione in conto esercizio per la promozione di elettricità da fonte solare, che attribuisce un incentivo economico in funzione dei kWh prodotti dall'impianto.

L'attuale dispositivo è disciplinato dal DM 19 febbraio 2007, che ha modificato il meccanismo introdotto per l'anno precedente dal DM 28/07/2005.

 

REQUISITI NECESSARI

 

Possono beneficiare delle tariffe incentivanti:

  • le persone fisiche;
  • le persone giuridiche;
  • i soggetti pubblici;
  • condomini di unità abitative e/o di edifici.

La delibera dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG) n. 90/07 ha definito le procedure che devono essere seguite per l’entrata in esercizio degli impianti fotovoltaici e l’ammissione al regime di incentivazione previsto per la produzione da fotovoltaico.


Insieme alla delibera n. 90/07, l'AEEG ha emesso la delibera
n. 88/07 e la n. 89/07 che hanno introdotto nuove misure a favore dei piccoli impianti di produzione di energia elettrica con particolare riguardo alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione. In particolare, la n. 88/07 definisce i criteri puntuali per la misura dell’energia elettrica prodotta e la n. 89/07 tiene conto di quelli per la connessione alla rete.

Con il nuovo conto energia, gli impianti fotovoltaici devono entrare in esercizio in data successiva all'entrata in vigore della delibera AEEG n. 90/07 e a seguito di interventi di nuova costruzione, rifacimento totale o potenziamento. Per questi ultimi è possibile accedere alle tariffe incentivanti limitatamente alla produzione aggiuntiva ottenuta a seguito dell'intervento di potenziamento, ma non al premio (descritto nell'art. 7 del DM 19/02/2007).


Un altro dei requisiti che permette l'accesso alle tariffe incentivanti (art. 6) e al premio (art. 7) è che gli impianti fotovoltaici non abbiano già beneficiato di quelle introdotte dal
DM 28/07/2005 e dal DM 06/02/2006 (art. 4, comma 1).

Se l'impianto fotovoltaico è stato realizzato tra l'1 ottobre 2005 e la data di entrata in vigore della delibera AEEG n. 90/07 e se non ha beneficiato delle tariffe stabilite con i DM del 28 luglio 2005 e del 6 febbraio 2006 può comunque usufruire delle incentivazioni del nuovo decreto (art. 4 comma 7). In tal caso occorre trasmettere la richiesta di concessione della tariffa incentivante entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della delibera dell'AEEG n.90/07 (art. 4 comma 8).

 

TIPOLOGIE IMPIANTISTICHE AMMESSE

 

L'impianto fotovoltaico può essere:

  • non integrato", quando i moduli sono ubicati al suolo, ovvero con moduli collocati, con modalità diverse dalle tipologie di cui agli allegati 2 e 3, sugli elementi di arredo urbano e viario, sulle superfici esterne degli involucri di edifici, di fabbricati e strutture edilizie di qualsiasi funzione e destinazione (art. 2, comma b1);


  • "parzialmente integrato", quando i moduli sono posizionati, secondo le tipologie elencate in allegato 2, su elementi di arredo urbano e viario, superfici esterne degli involucri di edifici, fabbricati, strutture edilizie di qualsiasi funzione e destinazione (art. 2, comma b2);

  • "con integrazione architettonica", quando i moduli sono integrati, secondo le tipologie elencate in allegato 3, in elementi di arredo urbano e viario, superfici esterne degli involucri di edifici, fabbricati, strutture edilizie di qualsiasi funzione e destinazione (art. 2, comma b3).

 

Da notare che le ultime 2 tipologie impiantistiche e gli impianti fotovoltaici la cui potenza è non superiore a 20 kW, sono considerati non industriali e conseguentemente non sono soggetti alla verifica ambientale, ammesso che non siano situati in aree protette (art. 5, comma 8).

 

PROCEDURE NECESSARIE

 

Per accedere alle tariffe incentivanti bisogna inoltrare al gestore di rete il progetto preliminare dell'impianto e richiederne la connessione alla rete (art.5, comma 1). Se l'impianto fotovoltaico ha una potenza compresa tra 1 e 20 kW occorre precisare se ci si vuole avvalere del servizio di scambio sul posto per l'energia elettrica prodotta.
Lo scambio sul posto consiste nella possibilità di compensare l'energia ceduta alla rete nei periodi di sovrapproduzione con quella assorbita dall'utenza, valorizzando dunque l'energia prodotta al prezzo del mancato acquisto (art. 6,
D. Lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, e delibera AEEG n. 28/06). Si tratta di una condizione dunque più favorevole rispetto alle condizioni praticate in base alla delibera AEEG 34/05, che disciplina invece la cessione alla rete negli altri casi. Oltre alla taglia esiste un altro vincolo per lo scambio sul posto: l'energia prodotta ed immessa in rete non può superare il fabbisogno annuo dell'utenza. Nel caso ciò si verificasse l'eccedenza non ha diritto alla valorizzazione sulla cessione.

Oltre alla comunicazione di fine lavori al gestore di rete da parte del soggetto che ha realizzato l'impianto fotovoltaico, il titolare dell'impianto (il soggetto responsabile) deve far pervenire, entro 60 giorni al GSE, richiesta di concessione della pertinente tariffa incentivante, unitamente alla documentazione finale di entrata in esercizio. Il mancato rispetto, comporta la non ammissibilità alle tariffe incentivanti (art. 5, comma 4).

Per richiedere l'incentivazione, è possibile utilizzare l’apposita applicazione informatica sul sito del GSE (previa registrazione) per preparare automaticamente (art. 4.5 della Delibera AEEG n. 90/07):

 

 

  • la richiesta dell’incentivo (All. A1/A1p)

 

 

  • la scheda tecnica finale dell’impianto (All. A2/A2p)

 

 

  • la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (All. A4/A4P)

 

 

  • la richiesta di premio per uso efficiente dell’energia (opzionale – All. A3a/A3b)

 

 

Le richieste per l’incentivazione, stampate e corredate dell’apposita documentazione di supporto, dovranno essere inoltrate all'indirizzo di posta indicato nella sezione del sito del GSE.

Il GSE, entro 60 giorni dalla data di ricevimento della richiesta di accesso alla tariffa incentivante e verificato il rispetto delle disposizioni del decreto, comunica al soggetto responsabile la tariffa riconosciuta (art. 5, comma 5).

Gli impianti fotovoltaici possono essere installati in aree classificate agricole. Non è quindi necessario variare la destinazione d'uso del sito in cui si vuole installare l'impianto (art. 5, comma 9).

 

TARIFFE INCENTIVANTI RICONOSCIUTE

 

Le tariffe incentivanti si applicano agli impianti entrati in esercizio tra la data di entrata in vigore della delibera AEEG n. 90/07 e il 31 dicembre 2008.

A seconda della tipologia utilizzata dall'impianto fotovoltaico, le tariffe incentivanti possono essere riassumibili nella tabella sotto riportata, dove i valori sono espressi in €/kWh prodotti dall'impianto.

 

Potenza nominale
dell'impianto P(kW)

Non integrati
(art. 2, comma 1, lettera b1)

Parzialmente integrati
(art. 2 comma 1, lettera b2)

Con integrazione architettonica
(art. 2, comma 1, lettera b3)

A

1≤P≤3

0,40

0,44

0,49

B

3

0,38

0,42

0,46

C

P>20

0,36

0,40

0,44

 

 


La tariffa incentivante riconosciuta viene corrisposta per 20 anni e rimane costante in moneta corrente, senza quindi essere aggiornata con il tasso d'inflazione. Le tariffe incentivanti dal 1 gennaio 2009 al 31 dicembre 2010 saranno ridotte del 2% per ogni anno successivo al 2008. Varranno sempre per 20 anni e rimarranno costanti nel medesimo periodo, senza quindi aggiornamenti con i tassi d'inflazione (art. 6, comma 2).

 

 

 

 

 

CERTIFICATI VERDI E TITOLI DI EFFICIENZA ENERGETICA

 

 

I grandi impianti da fonti rinnovabili sono incentivati attraverso la compravendita dei certificati verdi. Come nel caso dei titoli di efficienza, si tratta di un meccanismo di mercato.

 

  • Certificati verdi (link interno)

  • Titoli di efficienza energetica (link interno TEE)

 

 

 

MECCANISMI FLESSIBILI (EMISSION TRADING)

 

Nel maggio del 2002 l'Unione Europea ha ratificato il Protocollo di Kyoto, impegnandosi a ridurre del 8% le emissioni di gas serra rispetto a quelle del 1990. Ogni Stato ha un suo obiettivo, che per l'Italia è del 6,5%. Il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio 2005, prevede tre dispositivi flessibili per favorire il raggiungimento degli obiettivi, che risulterebbero altrimenti eccessivamente costosi per i Paesi dell'Unione:

 

 

  • l'Emission Trading (ET);
  • il Clean Development Mechanism (CDM);
  • la Joint Implementation (JI).

Si tratta di strumenti normativi che, imponendo alle aziende un contenimento delle emissioni di gas serra nell'ambito del rispetto del Protocollo di Kyoto, consentiranno loro di vedersi riconoscere anche interventi effettuati nei paesi in via di sviluppo, caratterizzati da minori costi di intervento a parità di risultato conseguito.

 

Emission Trading

La direttiva 2003/87/CE sull’Emission Trading istituisce un sistema di scambio di quote di emissioni di gas effetto serra all’interno dell’Unione Europea, di tipo cap-and-trade. Sinteticamente, il sistema europeo di Emission Trading prevede la fissazione di un limite massimo (cap) alle emissioni realizzate dagli impianti industriali che ricadono nel campo di applicazione dalla Direttiva, attraverso un Piano Nazionale di Allocazione (PNA) nel quale viene assegnato un certo numero di quote di emissioni a ciascun impianto che rientri nelle categorie previste dalla direttiva. Ciascuna quota (European Unit Allowance) attribuisce il diritto ad emettere una tonnellata di biossido di carbonio equivalente in atmosfera nel corso dell’anno di riferimento o successivo (2005-2007).

A partire dal 1° gennaio 2005, gli impianti possono esercitare la propria attività solo se muniti di un’apposita autorizzazione ad emettere gas serra rilasciata dall’autorità competente; la documentazione da presentare per ottenere l’autorizzazione ad emettere gas serra e quella per ottenere il rilascio delle quote di emissione è scaricabile nell'apposita sezione del sito del Ministero dell'Ambiente.

 

 

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